venerdì 8 aprile 2016

07/04/2016 MATTEO FIORINO al Tinta Roja, Barcelona.

Ho lavorato fino alle 22.00 ed il concerto era alle 20.30. Qualcosa non quadrava in effetti, me lo sentivo, ma presi la rincorsa sull'ultimo tratto di strada, di metropolitana, poi ancora di strada. Tutto inutile. Non ho fatto a tempo a sentire nemmeno una canzone.
Ho ascoltato per la prima volta Matteo Fiorino qualche settimana fa, da Youtube, con una cuffia rotta.
La mia canzone preferita è Stornello dell'interfaccia.

Secondo i miei amici il concerto è stato molto bello. Hanno detto proprio così:
L: "Si si, molto bello"
D: "No, no, si si. Valeva la pena"
S: "Suona anche sabato, tra due giorni, Beghin. Cerca di non perdere anche questo"

Mi fido di loro.

Ora c'ho youtube sparato a tutto volume in sereofonia. Chiedo perdono a chi ascolta musica dai vinili e con apparati sottili. Parto da quello che ho. Dai miei ritardi, dalla mia voglia di scrivere recensioni. Mi piace la voce. Il suono della chitarra. Le rime. Le associazioni di parole. Quel "non so che" che rende bello ciò che brutto e più bello ciò che è già bello di per se. Si parte da quella postura. Quella nella quale finiamo un po' tutti quando ricerchiamo noi stessi. Se abbiamo la fortuna di trovarci, anche solo per un'attimo, passiamo da novanta a trecentosessanta. Questo concerto sarebbe piaciuto anche a me, anche se è andata bene così. Infondo mi piacciono le situazioni intime, come una canzone stoner che parla di barche suonata sfoderando la chitarra dopo cena,  chiedendo il permesso al barista. Mi piacciono queste dimensioni atemporali. Senza orari e tutti una sorpresa.

La chitarra di Matteo pesa un sacco. Sarà perchè porta dentro di se tutto quello che ha.

Cercherò di esserci sabato.
Però che se vado non potrò scrivere un'altra recensione. Boh, dai, ci penso.

Nessun commento:

Posta un commento