Scrivo quest'articolo di sottecchi, al lavoro, rubando minuti segreti alla mia stessa produttivitá, e quindi a quella del grande sistema digerente dei capi dei miei capi.
Questo gruppo, Le Ombre di Rosso, é come un pensiero rivolto di nascosto al divino Wow in un momento in cui assaggi il suo regno e la tua testa é una rondine che fa primavere nell'aria assieme ad altri volatili non identificati provenienti da stelle lontane o altri pianeti chissá.
Quando ascolti Le Ombre di Rosso provi altri linguaggi al di la del mero verbo, forse é il linguaggio della musica che si impasta con quello dei balli sfrenati in preda ad un'estasi d'amore e follia.
Si, follia. Perché alla folla dell' Agriosteria alla Salute non ho potuto patecipare. Questa volta forse é stata una questione di vocali. La i di Foll(i)a. Di troppo.
Forse un giorno apriró un blog sui "migliori ragazzi che non ho sposato"
(in momenti di luciditá) .
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