domenica 15 maggio 2016

14/05/2016 BRUCE SPRINGSTEEN al Camp Nou (Barcelona)

Che figo sarebbe se il calcio sparisse e si usassero gli stadi per fare i concerti?

Ci sarebbe tanto spazio, un prato verde dove nascerebbero speranze, poi dopo aver saltato, urlato, sudato, ballato, ci si potrebbe fare una doccia tutti insieme negli spogliatoi e si potrebbe andare a mangiare una pizza, che ne so, perché dopo una doccia ti viene fame.

Pensare quante volte ho accompagnato turisti al museo del Barca che sta proprio al Camp Nou. 
Pensare a quante volte ho pensato che figo sarebbe se il calcio sparisse e si usassero gli stadi per fare i concerti?

Di Springsteen ricordo un sacco di musicassette appartenenti ai miei e che le mettevo su a caso nel "mangiacassette". E lui ruminava e ruminava ed io disegnavo ed imparavo che primavera in inglese si diceva spring ed allora pensavo che era una musica proprio primaverile. 

Voglio postare un video raro. I vedeo che riportano la parola "rare" risvegliano in me un certo senso prezioso e mistico, quasi come un segreto da tenere fino all'ultimo. Fino a quando non ce la fai piú, com'erano i miei ricordi a cera mentre si impigliava il nastro delle cassette consumate e dai vita ai tuoi gusti musicali riavvolgendo il tutto prestando attenzione che non si attorcigli, con una matita, sperando che nessuno se ne accorga. Forse un giorno apriró un blog su tutte le musicassette che non sono riuscita a riparare. 

Le note di ieri sera dovrebbero ancora aleggiare nell'aria di Barcellona mescolate ai pollini all'inquinamento, a questa nuova Spring che sboccia felice su vecchi sogni ed intuizioni.
Dev'essere stato proprio un bel concerto. Domani corro a comprarmi i colori a cera. Per il resto c'é Youtube. 




sabato 14 maggio 2016

14/05/2016 Danny Elfman all'Auditori Barcelona

Sono impreparata.
Sono al lavoro fino alle 22 ed il concerto é tra mezz'ora. Domani uguale.
Non ho nemmeno le cuffie in borsa per dare un'ascoltatina su You Tube fin che scrivo da qui, sempre di nascosto.

Il punto é che il cinema senza la cosiddetta "musica  per il cinema" non sarebbe il cinema. La mia mente percorre uno dopo l'altro i fotogrammi di tutti i film di Tim Burton. Il mio cuore crea musiche a caso scindendole dai rumori che mi circondano. I miei occhi vedono il tunnel di luce. Quella del Pc del lavoro che mi riporta alla realtá tangibile. Che figata sarebbe teletrasportarmi all'Auditori adesso, peró. Un momento, dove diavolo ho parcheggiato la macchina del teletrasporto?
Forse un giorno apriró un blog sui Musei Vaticani.

Ora non per dire, ma piú di qualcuno mi ha detto che l'Auditori é veramente una figata per ascoltare musica, credo sia appunto in quanto é stato creato a tale scopo. É come quando troviamo un senso alla nostra vita, scopriamo perché siamo stati creati. Una figata. dai, prima o poi ci andró, cosí per provare e per credere. Spero peró che andarci non mi crei una dipendenza, non perché dalla musica non ci si possa disintossicare ma perché poi dovrei chiudere questo prezioso blog ricco di spunti e riflessioni che sta ricevendo sempre piú consensi tra amici immaginari e non.

La mia scena e canzone preferita forever and ever é quella della danza in mezzo al ghiaccio di Edward Mani di Forbici. Sicuramente la faranno stasera, qualcuno dirá che é stato un concerto molto bello. Mi fideró.


martedì 26 aprile 2016

28/04/2016 DUO BUCOLICO alla Fabbrica 102, Palermo

Non so quanti accaniti lettori si siano accorti che questo Post porta una data futura.
Non so quanti accaniti lettori si siano fatti questa domanda: "se il titolo del blog è "i concerti che mi sono persa" come faccio a sapere con certezza che mi perderò un concerto in futuro, soprattutto in quest'epoca in cui il futuro è così incerto?"

Forse un giorno aprirò un blog sui migliori tempi verbali che non ho mai vissuto ma veniamo a noi. Ad un nuovo mirabolante gruppo. Se avessi dei tamburi li rullerei, ma si fa quello che si può, con i mezzi che abbiamo.

Sono molto contenta siano tornati all'attacco, forse perché è un mondo di Pixel ed hanno paura.

L'arte alla fine ha sempre lo stesso compito, urlare fuori la paura più forte di tutti o rifare tutto.
Il mio psichiatra una volta mi disse che non supererò mai i problemi se prima non li avrò amati. Per questo come il Duo Bucolico da oggi anch'io amo i politici. Sarà come quando al liceo mi innamorai di  un'equazione di secondo grado. Ricordo che mi piantò per un numero reale, erano sempre problemi, quindi amai il numero reale e tutto svanì in una radice di zenzero alla meno quattro. Forse l'arte è questo. Ironizzare sulla vita, cancellare i pixel con la gomma pane in nome di una vita bucolica.
Cantare le poesie, suonare i film, disegnare racconti.
O forse è solo artigianato.



Sarà un concerto bellissimo, Non lo vedo da una sfera di cristallo ma lo leggo da una bolla di sapone. Qui in Spagna sono legali.
Se la bolla scoppia poco male, clicco qui.
http://www.outsidersmusica.it/recensione/Bologna/amo-politici-del-duo-bucolico-guarda-video-anteprima/

lunedì 25 aprile 2016

23/04/2016 Le ombre di rosso, Agriosteria alla Salute (Vittorio Veneto)

E stato amore a prima vista per questa band della terra dei radicchi tra le celebrazioni di uno di quei matrimoni che mi fanno venir voglia di sposarmi pure a me.

Scrivo quest'articolo di sottecchi, al lavoro, rubando minuti segreti alla mia stessa produttivitá, e quindi a quella del grande sistema digerente dei capi dei miei capi.

Questo gruppo, Le Ombre di Rosso,  é come un pensiero rivolto di nascosto al divino Wow in un momento in cui assaggi il suo regno e la tua testa é una rondine che fa primavere nell'aria assieme ad altri volatili non identificati provenienti da stelle lontane o altri pianeti chissá.

Quando ascolti Le Ombre di Rosso provi altri linguaggi al di la del mero verbo, forse é il linguaggio della musica che si impasta con quello dei balli sfrenati in preda ad un'estasi d'amore e follia.

Si, follia. Perché alla folla dell' Agriosteria alla Salute non ho potuto patecipare. Questa volta forse é stata una questione di vocali. La i di Foll(i)a. Di troppo.




Forse un giorno apriró un blog sui "migliori ragazzi che non ho sposato"
(in momenti di luciditá) .

venerdì 15 aprile 2016

14/04/2016 LUDOVICO EINAUDI, Gran Teatre Liceu, Barcelona


Parto. Parto subito dal link perché é uno degli artisti che apprezzo di piú. Di quelli che ascolto mentre penso a cose elevatissime come l'amore o la libertá, o i disegni, o i colori. Quando voglio stare sola perché sento il sale di emozioni inespresse che preme il bordo degli occhi. Questa musica mi riflette dentro che io lo voglia o no.

L' avrei fatto volentieri un viaggio al Liceu, capisco V. Che lo ha scritto su Facebook.
ha scritto proprio cosí:
"2h20min di un viaggio dentro il Liceu"
Mi fido. Sará stato sicuramente un bel concerto.

Non so ironizzare sulla ragione per cui non sono andata. Uno stipendio troppo basso, forse. Poi anche perché me ne sono dimenticata che era ieri. Avevo visto tempo fa la pubblicitá ma pensai "costerá troppo", insomma nn ho manco guardato "quanto", da "quanto sono abituata".

Eccomi con Youtube a tutto volume e la revanche populaire che abita il mio sapermi accontentare.
Forse un giorno aprirò un blog sui migliori stipendi che non ho mai guadagnato. Ma per ora va bene così.
Chiudo gli occhi. il Teatro Liceu lo so a memoria. Parto.



lunedì 11 aprile 2016

07/04/2016 L'orso al Samo di Torino

Non avevo mai pensato all'obiquitá di questo blog. Nella fattispecie, la sua sua obloquitá.  "I migliori concerti che mi sono persa" mi sorprende riempiendosi di contenuti nuovi ogni giorno, quasi si scrive da solo. (per quanti concerti mi sono persa, scusate la necessaria ridondanza).

Queto 7 aprile era proprio denso. Se penso al 7 Aprile 2016 capisco immediatamente la fisica quantistica. É stato ripassando la formula del 7 aprile 2016  "Italia alla meno mille per l'orsa minore e quella maggiore alla meno sole di due" che mi sono accorta  anche del concerto dell'Orso (Mattia Barro) a Torino.
Troppo distante, troppo inonciliabile con la perdita del concerto di Fiorino al Tinta Roja.
Troppo venerdí sera in cui ho lavorato fino alle dieci. E non mi devo lamentare perché almeno un lavoro ce l'ho ed oggi giorno é una fortuna e bla bla bla.
Divento youtube ed esploro lo spazio infinito, é piuttosto bello.

Dalle foto di Facebook c'era un bel po' di gente. Non devono aver notato la mia assenza.
Non avevo mai pensato all'obiquitá di questo blog.
Vedo il mondo da un O'blog e m'annoio un po', Devo ammetterlo si , mi annoio pure io. Soprattutto oggi che é lunedí e lavoro, non mi devo lamentare perché almeno un lavoro ce l'ho ed oggi giorno é una fortuna e bla bla bla.
Forse un giorno lasceró il lavoro ed inizieró ad andare ai concerti, ma per ora va bene cosí. Mi accontento dell'obiquitá, con una mano sul cuore.






sabato 9 aprile 2016

08/04/2016 HONEYBIRD AND THE MONAS a Bologna, Estragon

Insomma ieri sera non sono andata al concerto degli Honey Bird and the Monas.
Sempre per il fatto che vivo a 1135 km da Bologna, o perchè lo faccio apposta per tenere vivo questo utilissimo blog. A voi il maleficio del dubbio.

Fin che scrivo li ascolto da qui:
https://soundcloud.com/honeybird/sets/wm-ep-2016

Souncloud, una nube di suono. Fuori splende il sole e questi suoni si sciolgono di continuo come un gelato, come gli orologi Molli di Dalì e e le parole e la voce di lei mi fanno immaginare cose strane che almeno una volta ho pensato pure io e magari le ho scritte in diari segreti che ho perso tra un trasloco e l'altro.

La gente di Facebook questa volta  non mi sta aiutando per la recensione, solo posso dire che è stato un concerto davvero bello. Così sulla fiducia che ho per Gigi.


Di conseguenza non ho partecipato nemmeno al concerto di Tre Allegri Ragazzi Morti che era poi il gruppo principale. Questo fa si che il post di oggi sia doppio.

I Tre Allegri Ragazzi Morti li ho visti "dal vivo" (so che fa impressione scritto così) almeno quattordici volte, ho imparato a memoria le loro canzoni e li ho ascoltati in tutti i formati: musicassetta, cd, mp3.
Quindi non ho dubbi che anche il loro concerto sia stato davvero molto bello.

Lo avrei comprato io il biglietto di I, forse un giorno aprirò un blog sui biglietti dei concerti che avrei comprato. Ma per ora va bene così.



venerdì 8 aprile 2016

1/04/2016 Dellino Farmer al Belleville Rendezvous, Paratico (BG)

Pura questione di distanze.
É inutile stare qui a spiegare altro.

Mi ricordo di una sera in cui ero a Padova dalla mia amica V.  Una delle mie vacanze. Torno spesso perché mi manca. Per farmi coccolare. Perché mi sono accorta di un sacco di cose.
La cosiddetta qualitá di vita rispetto a stare in Italia a lamentarmi a volte non é sufficente per colmare la nostalgia che ho delle persone care. Cosí ho finito per lamentarmi spesso anche anche qui.

Ero con la V. ed A.
Felice di vedere due persone felici. Si parlava del day by day, della campagna e della cittá. Di quel posto da dove un pezzettino di noi non si riuscirá mai a staccare. Sempre in cerca dello stato naturale delle cose. In cerca di cose verdi e petalose, per usare un vocabolario attuale.

La prima volta che ho sentito Dellino Farmer é stata quella sera li.
A. mi fa:
"Oh  Eva, ma l'hai sentita "Tra-trattore"?"
"No"
E me la mette su Youtube.

Lo riconosco immediatamente. É "il Tigre!"
Dellino Farmer ha condiviso tre mesi di convivenza con la sottoscritta a Malaga (Spain) per motivi di studio. Io e le mie coinquiline tutte, lo chiamavamo "il Tigre" sempre per motivi di studio.

Un'emozione indescrivibile,  rivederlo sempre giovane uguale dopo tre anni su Youtube!
I suoi fan numero uno erano proprio quelle persone che conosco da sempre. Il mondo é proprio piccolo, vero? Non abbastanza per andare a tutti i concerti. Lo so. Ma poco male: non esisterebbe questo blog altrimenti. Ogniuno deve tirare l'acqua al suo mulino. Quindi bravo Andrea Dellino.

Dice su facebook un utente che ha partecipato alla presentazione del suo disco che é stata una bellissima serata.
Dice proprio cosí:
"Grazie, é stata una bellissima serata".
Mi fido.
V. ed A. mi hanno detto: "Eva, ma tu conosci proprio tutti". Non é vero.
Magari un giorno apriró un blog sulle migliori persone che non ho conosciuto.
Per ora va bene cosí.






07/04/2016 MATTEO FIORINO al Tinta Roja, Barcelona.

Ho lavorato fino alle 22.00 ed il concerto era alle 20.30. Qualcosa non quadrava in effetti, me lo sentivo, ma presi la rincorsa sull'ultimo tratto di strada, di metropolitana, poi ancora di strada. Tutto inutile. Non ho fatto a tempo a sentire nemmeno una canzone.
Ho ascoltato per la prima volta Matteo Fiorino qualche settimana fa, da Youtube, con una cuffia rotta.
La mia canzone preferita è Stornello dell'interfaccia.

Secondo i miei amici il concerto è stato molto bello. Hanno detto proprio così:
L: "Si si, molto bello"
D: "No, no, si si. Valeva la pena"
S: "Suona anche sabato, tra due giorni, Beghin. Cerca di non perdere anche questo"

Mi fido di loro.

Ora c'ho youtube sparato a tutto volume in sereofonia. Chiedo perdono a chi ascolta musica dai vinili e con apparati sottili. Parto da quello che ho. Dai miei ritardi, dalla mia voglia di scrivere recensioni. Mi piace la voce. Il suono della chitarra. Le rime. Le associazioni di parole. Quel "non so che" che rende bello ciò che brutto e più bello ciò che è già bello di per se. Si parte da quella postura. Quella nella quale finiamo un po' tutti quando ricerchiamo noi stessi. Se abbiamo la fortuna di trovarci, anche solo per un'attimo, passiamo da novanta a trecentosessanta. Questo concerto sarebbe piaciuto anche a me, anche se è andata bene così. Infondo mi piacciono le situazioni intime, come una canzone stoner che parla di barche suonata sfoderando la chitarra dopo cena,  chiedendo il permesso al barista. Mi piacciono queste dimensioni atemporali. Senza orari e tutti una sorpresa.

La chitarra di Matteo pesa un sacco. Sarà perchè porta dentro di se tutto quello che ha.

Cercherò di esserci sabato.
Però che se vado non potrò scrivere un'altra recensione. Boh, dai, ci penso.